TUTTE LE ISTRUZIONI PER VIVERE E LAVORARE A DUBAI

 Simone FAZZARI & Barry SMITH LAW GROUP

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TUTTE LE ISTRUZIONI PER LAVORARE E VIVERE A DUBAI:

 

A cura di: Avv. Simone FAZZARI – Simone FAZZARI & Barry Smith Law Offices © Miami

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Prima di spostarsi a lavorare a Dubai, è utile avere qualche utile informazione, al fine di ben valutare la cosa.

A Dubai e negli Emirati Arabi gli stipendi sono generalmente maggiori rispetto a quelli offerti in Europa, però sicuramente c’è da sfatare il mito degli stipendi medi da decine di migliaia di euro al mese. A Dubai, come da altre parti, non regalano nulla. Al vantaggio di avere uno stipendio già di partenza sensibilmente più alto (anche se non sempre… un cameriere o una segretaria prendono sui 1000 € al mese), poichè Dubai e gli Emirati Arabi non prevedono tassazione personale, il reddito netto è maggiore: ciò rende estremamente attraente l’idea di lavorare a Dubai. La Qatar Airways, ad esempio, che sta assumendo personale in tutto il mondo a fronte di un incremento della flotta di oltre 100 velivoli, mette come benefit in evidenza lo stipendio tax free.


RETRIBUZIONE DEL LAVORO A DUBAI:


A cura di: Avv. Simone FAZZARI – Simone FAZZARI & Barry Smith Law Offices © Miami

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La retribuzione (soprattutto quando c’è stato il boom di Dubai) prevedeva vari fattori: stipendio base, rimborso spese od indennità per macchina e casa, copertura medica (il sistema a Dubai è strutturato sulla falsa riga di quello americano), un’educazione scolastica garantita per i figli dei lavoratori, più altre facilitazioni per la famiglia e per il ricongiungimento familiare e biglietti aerei destinati alle visite nel proprio paese d’origine (generalmente uno al mese; anche più per gli executive manager). Ad oggi invece i datori di lavoro tendono a pagare uno stipendio più alto, magari con bonus, ma limitando i benefit.

A Dubai non sono previsti i regimi pensionistici statali; alcune compagnie internazionali offrono vari benefit, tra cui possono rientrare anche i contributi per la pensione (che vengono però versati nel Paese di origine. L’accantonamento obbligatorio ai fini pensionistici è una soluzione adottata in alcuni Paesi, dove il pensionamento assicurato dallo Stato ha avuto e continuerà ad avere la sua funzione “di garanzia” e di tranquillità. Se si apportano un contributo verso un regime pensionistico nel vostro paese d’origine, è opportuno continuare a farlo il più a lungo possibile. Molte aziende offrono regimi pensionistici privati a Dubai, con la possibilità di fare una somma forfettaria o di pagamenti regolari contributi.

Altri benefit comunemente offerti ai dipendenti di grandi imprese multinazionali che lavorano a Dubai possono comprendere:

  Contributo per spese di alloggio;

  Contributo per i costi di leasing dell’auto;

  Contributo per le tasse scolastiche per i bambini;

  Assicurazione medica;

Per lavorare a Dubai bisogna avere un resident Visa (visto per residenti), che da diritto a: affittare casa, comprare l’auto, aprire il conto in banca e così via. Nel momento in cui un’azienda ci assume, in automatico ci viene rilasciato il visto, che è legato all’azienda. L’azienda cioè ci fa da sponsor; nel momento in cui dovessimo interrompere il rapporto lavorativo con questa azienda, bisogna cercare entro 90 giorni un altro lavoro (con un’altra azienda che ci possa fare da sponsor) ovvero deve esserci un familiare stretto (moglie, marito, genitori, ecc..) che ci facciano da sponsor e per cui conserviamo il diritto di rimanere a Dubai. Attenzione quindi anche alla professionalità ed alla serietà di chi vi offre lavoro; se infatti ci fossero problemi con l’azienda, questa (in caso di inadempienze o per reati contro l’azienda stessa o per qualsiasi cosa possa rappresentare una giusta causa) può richiedere alle autorità il ritiro del vostro resident Visa e chiedere che siate cacciati dal Paese.

Diverso è il discorso quando aprite voi una società: in quel caso avete diritto al resident Visa e non dovete dare conto a nessuno.

Oltre allo stipendio, alle persone sotto contratto di lavoro viene riconosciuta un’indennità di fine periodo contrattuale, solitamente stimata sul salario base, escludendo i bonus (una sorta di liquidazione). Il valore dell’indennità ammonta solitamente, per i primi tre anni, a 15 / 20 giorni di paga basilare annua per occupazione e, successivamente, allo stipendio mensile annuale.

 

Profili ricercati per lavorare a Dubai:


A cura di: Avv. Simone FAZZARI – Simone FAZZARI & Barry Smith Law Offices © Miami

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I profili maggiormente ricercati nel settore sono in ambito finanziario, ingegneristico in generale ed in particolare edile-civile (strutture ed infrastrutture soprattutto). L’ambito infrastrutturale è ancora molto ricercato soprattutto nei Paesi adiacenti (in Qatar si disputeranno i mondiali di calcio nel 2020 e sono in corsa per le Olimpiadi).

Altra importante indicazione è la tipologia di lavoro da ricercare a Dubai. Anche se non ci sono regole scritte, molti lavori sono appannaggio di determinate classi sociali o etniche (nel bene e nel male); ad esempio i tassisti sono tutti indiani o pakistani o del bangladesh; lavori di segreteria di profilo basso, lavori come cameriere nei centri commerciali e nelle grandi catene, lavori di manovalanza sono per indiani, pakistani, bengalesi, filippini. Quindi per intenderci un italiano non potrebbe andare a Dubai e cercare lavoro come operaio semplice o cameriere in un fast food, anche se per lui/lei andrebbe bene: sia perchè non verrebbe preso in considerazione, sia perchè sarebbe considerato “screditante” per gli italiani (per quanto ogni lavoro abbia una propria dignità). E se inoltre riuscisse a trovare un tale posto (magari perchè il titolare dell’azienda vuole vantarsi di avere del personale italiano), poi sarebbe difficile risalire. Diverso è il caso per un operaio specializzato (che quindi si propone come esperto di una tal cosa), un barman di fama o per un cameriere / maitre / chef in un grande ristorante (magari italiano).

Inutile dire che la conoscenza dell’inglese ad un livello medio/alto (almeno B2 intermediate) è necessaria per vivere a Dubai e per trovare lavoro. L’italiano è praticamente inesistente; i vari dialetti dell’India sono molto diffusi (più del 50% della popolazione residente viene da quelle parti) ma di fatto non ha utilità conoscere quella lingua.

La conoscenza dell’arabo rappresenta sicuramente un valore aggiunto, anche se tutti parlano inglese. Parlare l’arabo a Dubai può essere utile, ma più per un fatto di integrazione con la fascia sociale alta, che non per necessità.

 

Orario di lavoro a Dubai negli Emirati Arabi:


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Avv. Simone FAZZARI – Simone FAZZARI & Barry Smith Law Offices © Miami

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Dubai e gli Emirati Arabi sono un paese islamico quindi i giorni di chiusura sono tendenzialmente diversi. La settimana lavorativa tende a variare fra le 40 e le 48 ore; gli orari di lavoro prevedono generalmente l’inizio alle 8.30 o 9.00 del mattino e la chiusura alle 17.30 o 18.00 della sera; non vi sono differenze fra gli orari di lavoro estivi ed invernali. Nel mese del Ramadan l’orario lavorativo giornaliero viene ridotto a sei ore o comunque modificato in vario modo: soprattutto nelle attività commerciali o peggio ancora in quelle di ristorazione (chiuse per legge) possono essere applicati orari di apertura (e quindi di lavoro diversi), magari con una chiusura durante il giorno, e l’apertura dal tardo pomeriggio fino a sera tardi. Anche se questa modifica dovrebbe essere apportata all’intero staff di dipendenti, ultimamente molte società prevedono questo cambio d’orario solamente per il personale musulmano; questo anche per una sempre più occidentalizzazione di Dubai. In ambito ristorazione, alcuni locali (soprattutto in centri commerciali ed hotel) restano aperti per i non musulmani in visita nel Paese.

Secondo la religione Islamica il giorno di riposo è il venerdì; inizialmente il secondo giorno di riposo era il giovedì (il giovedì sera continua a rimanere la serata in cui i giovani escono più facilmente), ma ciò creava problemi di comunicazione con l’occidente, perchè per 4 giorni (weekend occidentale sabato e domenica + weekend islamico giovedì e venerdì) le aziende rischiavano di non avere contatti internazionali. Pertanto sempre più aziende prevedono come secondo giorno di riposo previsto il sabato. Negli uffici pubblici, invece, spesso il secondo giorno di chiusura è il giovedì.

Il sistema sanitario locale, infatti, è costruito sulla falsa riga di quello americano, che è basato prevalentemente sul settore privato, sia sul versante del finanziamento, tramite le assicurazioni, sia su quello dell’offerta e della produzione dei servizi. Ecco perché diventa indispensabile, ed è pertanto raccomandabile, sottoscrivere una personale assicurazione sanitaria che vi possa coprire durante il vostro soggiorno.

Il canale più diffuso di assicurazione privata è quello basato sull’impiego: tanto più grande è l’impresa tanto maggiore è la probabilità che il datore di lavoro offra ai dipendenti questo tipo di benefit. Chi non ha questo tipo di benefit, deve provvedere autonomamente con un’assicurazione medica privata, oppure mettere in conto forti spese in caso di necessità (operazioni, ricoveri, medicine).

L’indennità di disoccupazione è dovuta solo ai cittadini degli Emirati Arabi Uniti; se avete intenzione di lavorare a Dubai o di spostarvi lì per cercare un lavoro, dovrete sostenervi da soli nei periodi di disoccupazione o inoccupazione.

A Dubai non sono previste tasse. Redditi personali, comprese tutte le forme di retribuzione e le plusvalenze di qualsiasi provenienza, non sono soggetti a tassazione negli Emirati Arabi Uniti. Stessa cosa dicasi anche per le tasse su aziende e ditte, per chi volesse prendere in considerazione i avviare un’attività a Dubai o lavorare come libero professionista.

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TUTTE LE ISTRUZIONI PER VIVERE E LAVORARE A DUBAIultima modifica: 2013-04-16T23:10:00+02:00da fazzarilawmiami
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